Le ombre dello sport

In foto: Veronica Ghiani

Di Fabrizio Monticone

La salute ed il benessere di ognuno di noi dipendono da molti fattori, alcuni sono genetici, e quindi non modificabili, altri invece, sono controllabili e programmabili.

Fra i più importanti di questa seconda categoria troviamo sicuramente l’allenamento e l’alimentazione.

Questi due grandissimi parametri vengono sempre citati quando bisogna parlare di un ottimo stato di forma fisica o di salute in generale.

Si sa infatti che uno stile di vita attivo, e mangiare in modo controllato, sono 2 semplici regole che ci permettono di stare bene ed ottenere risultati sia dal punto di vista del wellness che da quello estetico.

Ma è sempre così? Come ogni medaglia ha il suo rovescio, anche in questo caso ci possono essere risvolti, non solo negativi ma addirittura pericolosi.

Esistono infatti vere e proprie malattie legate al cibo e all’allenamento.

Molto spesso la causa di queste malattie sono proprio gli effetti positivi che uno stile di vita sano ci regala.

Facciano chiarezza.

È ben noto a tutti come un giusto allenamento sia in grado di farci produrre le famose endorfine: un gruppo di sostanze chimiche (neurotrasmettitori), prodotte dal cervello, che hanno la proprietà di ridurre lo stress e aumentare la sensazione di piacere.

La loro azione è molto simile a quella della morfina e altre sostanze oppiacee, e possono, per questo motivo, facilmente creare dipendenza.

È facile notare molte persone letteralmente ossessionate dallo sport e dai propri allenamenti, talmente tanto da inficiare sulla propria vita sociale, rendendole sempre più alienate da quello che è il mondo reale.

Allo stesso modo, non di rado si notano persone eccessivamente focalizzate sul proprio aspetto fisico, talmente tanto da cercarne quasi la perfezione, purtroppo senza mai raggiungerla ai propri occhi.

Qual è il limite fra la sana pratica sportiva e l’ossessione per le sensazioni che se ne riceve, o quella di ricercare un fisico perfetto?

Non è facile tracciare una linea netta, poiché i confini fra piacere nell’allenarsi ed ossessione sono molto spesso fumosi. Si può comunque inquadrare la tipologia di persona che ha più probabilità di esserne soggetta.

A differenza dei disturbi alimentari “classici” (anoressia e bulimia), che vedono la loro comparsa in età adolescenziale o, addirittura pre-adolescenziale, per quanto riguarda i problemi riferiti all’eccesso di allenamento, hanno una comparsa tardiva.

Si nota infatti come siano presenti soprattutto nei ragazzi di 20-25 anni, o addirittura ancora più avanti con l’età, dopo i 40 anni.

Nel primo caso la causa scatenate è molto spesso il confronto con una platea sempre maggiore di persone, quella che popola i vari social network.

Vedere quotidianamente grandi quantità di foto e video di chi ha un fisico scultoreo per tutto l’anno, a volte aiutato dalla genetica, o da ritocchi digitali, e a volte dal ricorso a soluzioni poco legali, porta frustrazione e sensazioni di inadeguatezza in chi le osserva, credendo che certi risultati siano sempre alla portata di tutti.

Chi si relaziona con determinate problematiche in età più avanzata, appunto dopo i 40 anni, è perché ricerca nello sport e nell’alimentazione una soluzione per rimanere eternamente giovane, e far tornare indietro il proprio orologio biologico.

In entrambi i casi il problema principale è che vivere una vita estremamente attenta, oltre l’ossessione, a ciò che si mangia, e dedicata al fitness, apporta inizialmente grandi risultati estetici, dando così la falsa illusione che quel tipo di comportamento sia giusto e che chiunque la pensi diversamente sbagli.

Ci si trova così a parlare con i propri amici descrivendo la propria alimentazione o allenamenti, notando come nessuno sia in grado di replicare certe prestazioni.

Il motivo che si presume è quello di essere gli unici a seguire un corretto stile di vita, la realtà è che certi comportamenti sono dannosi per la salute e nessuno vorrebbe replicarli.

Il confondere un bel fisico con uno stato di benessere è l’errore più grande che si può fare in questo caso, proprio perché porta delle conferme su un comportamento che condurrà inevitabilmente a squilibri metabolici.

Ma quando l’attenzione per il proprio fisico rischia di superare il limite?

Come abbiamo detto precedentemente, non esiste una distinzione netta fra un comportamento sano e uno a rischio.

È ovvio però che esistono dei forti segnali che indicano la presenza di un comportamento poco sano.

Fra questi sicuramente il dedicare una grande quantità di tempo della propria giornata nel programmare allenamenti ed alimentazione.

Contare le calorie assimilate e consumate, in modo maniacale.

Perdere importanti comportamenti sociali (cene con gli amici, uscite in compagnia, ecc.) perché non si può sottrarre tempo all’allenamento, o perché non si possono mangiare cose che sono al di fuori della propria rigida alimentazione.

Non riconoscere mai i propri risultati ed essere sempre alla ricerca della perfezione fisica.

 Molto spesso questa necessità di “drogarsi di endorfine” colpisce atleti, di alto livello, di varie discipline.

Una volta finita la carriera agonistica e cambiate radicalmente le proprie abitudini di vita, può capitare che, questi ormai ex atleti, si rifugino nell’alcool o nelle sostanze stupefacenti per cercare quella sensazione di benessere e soddisfazione che trovavano grazie ai loro allenamenti.

Come per tutte le problematiche di questo genere, non è semplice uscirne da soli, e molto spesso è necessario l’aiuto di uno specialista, in grado di guidarci verso il percorso più corretto per farci riconciliare con il giusto modo di intendere lo sport e l’attività fisica.

Ancora più importante è avere consapevolezza di vivere una situazione potenzialmente pericolosa, e di capire che, nonostante quello che sembra, i comportamenti sbagliati non sono quelli della totalità delle persone che si hanno attorno.

Lo sport può essere la soluzione di molti problemi, legati alla sfera fisica, di salute e psicologica, come spesso accade anche in questo mondo esistono dei risvolti negativi ai quali però è facile sfuggire.

Basta semplicemente non essere concentrati esclusivamente sul lato estetico o prestativo, e rendersi conto che una pizza, mangiata ogni tanto con gli amici, non è un problema per il nostro corpo ma un piacere per la nostra salute psicofisica!


L’autore:

  • Docente presso vari enti di promozione e Federazioni Sportive
  • Master Trainer per importanti aziende internazionali
  • Content editor specializzato in contenuti riguardanti attività fisica, alimentazione e stile di vita
  • Personal Trainer

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