DIMAGRIMENTO LOCALIZZATO: CONSIDERAZIONI

Di Rudina Marra

Spesso vi sarà capitato di avere a che fare con amiche che vogliono a tutti i costi eliminare le maniglie dell’ amore, bruciare il grasso nell’interno coscia e via discorrendo.

Quindi a cosa si ricorre per bruciare il più velocemente possibile quel fastidioso ed antiestetico pannicolo adiposo di troppo?

Di solito la ricetta è: dieta fai da te, camminata/corsa/bicicletta senza una regola né programmazione.

Ahimè signore… State quasi esclusivamente perdendo tempo!

Quindi come facciamo a bruciare la ciccia in eccesso localizzata e ostinata?

Chiaro che vige la regola generale del dimagrimento: instaurare un deficit energetico che consenta al tessuto adiposo di essere prelevato per colmare quel gap presente tra l’assunzione calorica e il fabbisogno totale.

A questo punto moltissime di voi potranno risentirsi nel dire che sì hanno seguito ogni tipo di dieta possibile immaginabile; che sì hanno abbinato ad essa uno stile di vita più corretto e sano; che sì hanno inserito dai 4 ai 5 allenamenti settimanali di 120 minuti ciascuno, ma le “coulottes de chevalle” non si ostinano ad andar via, nonostante un dimagrimento generale.

La risposta probabilmente si trova nel vostro biotipo e conseguente produzione ormonale.

L’accumulo di grasso prevalente sull’addome ad esempio, è caratteristica prettamente degli uomini e in generale del biotipo “androide”: questo soggetto solitamente vede presente una condizione di insulino resistenza lieve o moderata, che porta ad un accumulo localizzato sul basso ventre.

Al contrario, la maggioranza delle donne, possiede un corredo ormonale con tendenza alla prevalenza degli estrogeni: questo porta ad ingrassare tendenzialmente nella parte inferiore del corpo, tanto che molte, riescono addirittura ad intravedere l’addome salvo poi avere le gambe piene di adipe.

Ora, sebbene il dimagrimento avvenga sempre per via globale (alias, cestinare fanghi vari e creme termogeniche), si può attraverso determinate pratiche alimentari ed allenanti, incentivare un consumo maggiore di grasso da parte di un distretto particolare.

È stato dimostrato da diversi studi che, incrementare l’afflusso di sangue e la produzione di acido lattico di un determinato settore, soprattutto se ciò avviene in condizione di ipoglicemia, produce nel tempo una lipolisi più marcata.

Argomento “testato” più volte anche basandosi sull’aneddotica: ad esempio, chi non allena le gambe di solito, oltre a non avere muscolo, possiede anche un aspetto “liscio” di queste.

Che dire invece degli infortunati ad un arto? L’arto “inutilizzato” presenta sempre una plica maggiore.

Occorre dunque, saper pianificare un programma che tenga conto di queste considerazioni: naturalmente, bisogna riconoscere che queste nozioni vanno applicate nel modo giusto.

Ricordate che ogni aumento del volume di lavoro andrà a spostare determinati equilibri alla fine dei giochi: per questo le variabili devono incastrarsi perfettamente una con l’altra ai fini di un programma vincente.

Prendere alla leggera il tutto, limitandosi ad aggiungere esercizi, può risultare deleterio in quanto “la coperta è corta” e bisogna capire dove forzare maggiormente.

Conclusione: il dimagrimento localizzato è possibile? Ni.

Ovvero, all’interno di un programma globale che preveda un dimagrimento generale attraverso una nutrizione adeguata, è possibile incentivare leggermente la perdita di grasso settoriale, attraverso un lavoro più “metabolico” ed ad alta frequenza (stando attenti a non procurare doms onde evitare di sovraccaricare il sistema organico di recupero).

Si tratta però di un discorso davvero minimo: ai fini del raggiungimento del massimo potenziale però, sappiamo che sono proprio le minuzie che fanno la differenza.

È necessario quindi perseverare con l’approccio nutrizionale e l’allenamento: anche il grasso più ostinato alla fine cede.

Dovete però comprendere un ultimo punto: la zona ove accumulate grasso più rapidamente, sarà l’ultima a svuotarsi.

Prima lo capite, più probabilità avrete di farcela in una sfida che, 9 volte su 10 è più difficile sul piano psicologico piuttosto che fisico.


Note sull’autrice:

Rudina Marra

PERSONAL TRAINER ISSA EUROPE CFT1

ATLETA AGONISTA BIKINI IFBB (diverse gare all’attivo)

FITNESS MODEL

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